Raffaele Castelli Cornacchia, “La zona rossa”

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#RaffaeleCastelliCornacchia #LaZonaRossa #Transeuropa #PoetarumSilva

Poetarum Silva

Raffaele Castelli Cornacchia, La zona rossa
transeuropa 2020

Ho letto la prima volta la nuova raccolta di poesie di Raffaele lo scorso agosto. A colpirmi subito è stato il peso specifico della testimonianza in poesia del vissuto durante la pandemia; un vissuto doloroso raccontato nei particolari. Quel vissuto che già si faceva monito e che ora, in queste ultime settimane, mostra tutta la sua attualità sbattuta in faccia a chi continua a negare, a minimizzare. Scivolare nella retorica è facile quando si affronta un tema di questo tipo in poesia; ma Raffaele non ha scelto, non ha cercato, non ha voluto: ha dovuto affrontare la realtà e per spiegarsela ha utilizzato la lingua che gli è più familiare, quella poetica. Anzi, la lingua per prima mostra la fragilità umana nel momento in cui cerca di comprendere, contenere, arginare il momento vissuto che ancora non conosce parola («Ogni scena un…

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PAOLA DEPLANO RECENSISCE L’ULTIMO LIBRO DI FABIO MICHIELI: “DIRE”.

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#Dire #PaolaDeplano

Ieri su Pelagos Letteratura è stata pubblicata la recensione a Dire di Paola Deplano; rimbalzata successivamente da Elisabetta Pigliapoco nel suo blog personale e da Gianfranco Fabbri nel blog “La costruzione del verso”.

A Paola Deplano tutta la mia gratitudine, che si estende alla redazione di “Pelagos Letteratura” e in particolar modo a Umberto Piersanti, a Elisabetta e al mio editore-amico

lacostruzionedelverso

Recensione di Paola Deplano

Tratta dal blog LA LUCE DI TAGLIO, di Elisabetta Pigliapoco

Dire. Basterebbe il titolo.

Essenziale. Immediato. Puro.

«Volevo un libro puro per noi due». Un libro che comincia così.

Non è un semplice dire, è piuttosto un ridire.

Michieli aveva pubblicato il primo Dire nel 2008. Ora ritorna, assassino sul luogo del delitto. Il titolo è lo stesso, il libro è cambiato – non potrebbe essere altrimenti, è cambiato il suo autore.

Più che dire, parlare (se ne può parlare?) dell’assenza. Al centro di questa poesia c’è l’assenza: quella dell’amore finito, del padre defunto, dell’Euridice persa per sempre. E non solo perché, come dice Gianfranco Fabbri nella prefazione, «dalla ‘carenza’ […] nasce e si cristallizza il ‘disequilibrio’, la sofferenza e il dolore: si instaura, insomma, il seme che genera la poesia», ma anche perché la vita stessa è assenza, fino al giorno in cui la…

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A margine di “L’ospite perfetta. Sonetti italiani” di Alessandro Agostinelli

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#AlessandroAgostinelli #PoetarumSilva

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Alessandro Agostinelli
L’ospite perfetta. Sonetti italiani
Samuele Editore 2020

«Il carnevale è il tempo del rovesciamento delle consuetudini» scrive Alberto Casadei all’inizio della nota che introduce a L’ospite perfetta. Sonetti italiani di Alessandro Agostinelli, breve silloge di poesie pubblicata a giugno di quest’anno per Samuele Editore. Non posso non essere d’accordo con questa definizione e con l’intero discorso che segue questo avvio; ma, allo stesso tempo, non posso non pensare a una sorta di infinito carnevale, o pessimo scherzo di carnevale, che stiamo vivendo tutti da molti mesi a questa parte, col nostro essere costretti a indossare una mascherina che posticcia si è sovrapposta alle molte maschere indossate quotidianamente. E tra ciò che il carnevale rovescia e ciò che non è più tornato in asse, ormai regna una tale confusione ché tutto si sovrappone e tutto partecipa alla perdita delle coordinate, delle minime certezze; insomma, tutto non rientra negli schemi…

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Il demone dell’analogia #3: Fotografie

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#Dire #PoetarumSilva #PaolaDeplano

Poetarum Silva

IL DEMONE DELL’ANALOGIA

«Una strana amicizia, i libri hanno una strana amicizia l’uno per l’altro. Se li chiudiamo nella mente di una persona bene educata (un critico è soltanto questo), lì al chiuso, al caldo, serrati, provano un’allegria, una felicità come noi, esseri umani, non abbiamo mai conosciuto. Scoprono di assomigliarsi l’un l’altro. E ognuno di loro lancia frecce, bagliori di gioia verso gli altri libri che sembrano (e sono e non sono) simili. Così la mente che li raccoglie è gremita di lampi, di analogie, di rapporti, di corti circuiti, che finiscono per traboccare. La buona critica letteraria non è altro che questo: la scoperta della gioia dei libri che si assomigliano.»
Mario Praz

Fotografie

A. Allo specchio con una foto di sua madre

ritrovarti nel volto che ti specchia
e d’un tratto confonderti

sospendere due vite in una sola:
niente più luoghi, o giorni…

un profilo di schiena?…

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Louise Glück, Nobel per la letteratura 2020

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Louise Glück

 

IPOMOEA

What was my crime in another life,
as in this life crime
is sorrow that I am not to be
permitted to repeat my life,
wound in the hawthorn, all
carthly beauty my punishment
as it is yours—
Source of my suffering, why
have you drawn from me
these flowers like the sky, except
to mark me as a part
of my master: I am
his cloak’s color, my flesh giveth
form to his glory.

 

IPOMOEA

Qual è stato il mio delitto in un’altra vita,
come in questa vita il mio delitto
è il dolore, che non mi sarà
permesso di salire mai più,
mai in alcun senso
permesso di ripetere la mia vita,
intrecciata nel biancospino, ogni
bellezza terrestre mia punizione
com’è per te…
Fonte del mio soffrire, perché
hai tratto da me
questi fiori come il cielo, se non
per marchiarmi come parte
del mio signore: sono
il colore del suo manto, la mia carne dona
forma alla sua gloria.

 

Louise Glück, L’iris selvatico, traduzione e postfazione di Massimo Bacigalupo, Giano 2003, pp. 110-111

Riletti per voi #22: Fabio Michieli, Dire

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#GiovannaAmato #PoetarumSilva #Dire

Poetarum Silva

Fabio Michieli, “Dire”, L’arcolaio 2019, euro 12

Per quanto sia chiara la scrittura (volevo un libro chiaro per noi due:/ una pagina bianca – quasi pura) a volte è arduo sgranare una sorta di cantico composto da intermittenze di nostalgia e immagini forti come impronte. Lo è per la densità dell’immagine che non si fa narrazione, per la musica che a volte regna sovrana sulla disposizione delle parole (costringe a camminare su roventi/ in equilibrio lamine). Quelle di Dire, edizione arricchita del testo di Fabio Michieli per i tipi de L’arcolaio, sono poesie-calco, poesie-impronta, non nel senso di quadro d’esposizione ma esattamente di quelle orme d’orso o di faina che capita di incontrare in una passeggiata solitaria nel bosco. Come quelle impronte, attestano presenza e preghiera di dialogo, il più delle volte con qualcosa (qualcuno) di perduto, più raramente di ritrovato, e spesso in questo…

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#JacopoPellegrini, In risposta al silenzio

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pellegrini in risposta al silenzioJacopo PellegriniIn risposta al silenzio
Transeuropa, 2019

 

Ci si dispone, nell’attesa, al silenzio; e questo può anche significare che ci si mette in ascolto del mondo, della vita, della propria esistenza. Questo è il sunto, se si vuole, di In risposta al silenzio di Jacopo Pellegrini, raccolta di poesie che inconsapevolmente disegnava alla sua uscita, sul finire del 2019, la condizione attuale impostasi in queste settimane di isolamento emotivo prima ancora che inter-relazionale. Queste poesie ci conducono per mano tra le premesse a questa caduta («La polpa del discorso è digerita/ in una ferita che si trascura»; Legge la legge (discorso), p. 19). Al baccano, al continuo vociare di fuori («Ogni giorno mi sento/ travolto da volti ignoti/ e violenti, dal parlare stravolto,/ a me che conosco il piacere della parola,/ e covo l’inespresso desiderio/ di un silenzio profondo»; Il manager, p. 10), come pure all’altrettanto baccano e cinguettare dell’universo incorporeo dei social – un’indifferente socialità fatta di «persone indifferenti/ con cellulari accesi e volti spenti» (Su un lembo di specchio straniero, p. 26) –, Pellegrini – non unico in ciò – indica la via del silenzio e dell’ascolto, nell’attesa di offrire una vera risposta.
A quale domanda? Ecco il punto! (prosegui la lettura su Poetarum Silva)

Vieusseux200: 1820-2020

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#Vieusseux200 #Bicentenario

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VIEUSSEUX200: 1820-2020. Due secoli di cultura europea
di Fabio Michieli

«Chi conosce e potesse descrivere tutte le difficoltà che, durante quarant’anni, ebbe nelle sue imprese Giampietro Vieusseux a superare, e dicesse quale accorgimento e franchezza, qual posatezza e calore usò il superarle, e come in senno si mostrò pari ai vecchi, ai giovani in ardimento; chi numerasse di quanti il valore egli abbia estimato, indovinato, promosso, di quanti educato le sperare ora stimolandole e ora frenandole, di quanti alleviate le angustie e compinti amicamente i dolori; chi potesse tutte raccogliere delle innumerabili lettere da lui scritte le parole savie e cordiali, di tutti i colloqui della sua vita i giudizi retti e a lui proprii; quegli direbbe le lodi di lui degnamente. Io, lasciando a ciascuno de’ molti illustri che lo conobbero dappresso e l’amarono, narrare di lui quel che sanno, soddisfarò, quanto da me posso, al debito dell’affetto; e…

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L’angelo necessario. Nota su “La gentilezza dell’angelo. Viaggio antologico nello Stilnovismo”

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#Stilnovismo #SoniaCaporossi #MarcoSayaEdizioni

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L’angelo necessario. Nota su La gentilezza dell’angelo. Viaggio antologico nello Stilnovismo, volume curato da Sonia Caporossi (Marco Saya Edizioni, 2019)

È un angelo necessario quello che emerge alla fine della lettura di questo “viaggio”, come correttamente viene sin dal titolo definita questa piccola antologia dello stilnovismo; e anche sulla scelta dell’aggettivo in luogo dell’etichetta “Stil novo” parte il mio plauso, perché è mettersi subito dalla parte di chi vuole osservare un momento della nostra tradizione sapendo che mai esisté una scuola vera e propria. E lo si capisce chiaramente quando, giunti a Dante, ci si ritrova tra i testi scelti anche la canzone petrosa per antonomasia, ossia ci si ritrova subito immersi nel superamento dello stilnovismo, che da questo momento in poi rimerà con epigonismo. E si capisce pure perché il fenomeno dell’epigonismo recupera istanze cavalcantiane, non dantesche: perché la lezione di Dante è già inarrivabile e ai suoi…

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