#Dire

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due città, due librerie, due date per #Dire

Trieste, sabato 14 dicembre 2019, h. 17:30
Libreria TS360, Piazza Oberdan:
nell’ambito della rassegna “Una scontrosa grazia”
converserò con Alessandro Canzian e Mario Famularo

Roma, domenica 5 gennaio 2020, h. 10:30
Libreria Odradek, Via dei Banchi Vecchi 57:
nell’ambito del ciclo di incontri “Mai innocua la parola”,
coordinato da Fiammetta Bardelli e Anna Maria Curci,
converserò con Anna Maria Curci

altre date si aggiungeranno nel corso del 2020
#savethedate #staytuned

Grazia Calanna mi ha intervistato per “L’Estroverso”

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fabio-michieli

Grazia Calanna mi ha intervistato per “L’Estroverso” su #Dire e più in generale sulla poesia.

“Dire” di Fabio Michieli e la poesia, “una questione di attesa”.

“L’indiscreto”: classifica di qualità – ottobre 2019

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#Dire tra i libri inseriti nella “Classifica di qualità – ottobre 2019” de «L’indiscreto»

Scopo di queste classifiche è fornire ai lettori un indicatore sui titoli più meritevoli secondo gli addetti ai lavori, di cui è stato scelto un campione capace di coprire una grande varietà di interessi e competenze, in numero sufficiente da diluire nella statistica i danni di eventuali partigianerie. L’industria editoriale ha risposto alla crisi continuando nell’errore di una produzione accelerata, che rischia di far scomparire in breve tempo titoli più che degni di rimanere negli scaffali. Ci proponiamo di ostacolare questa tendenza e riportare l’attenzione sui libri di qualità, che non di rado rischiano di essere travolti in tale escalation.

(La redazione de “L’indiscreto”)

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Hans Hartung, Senza titolo (1980)

Classifica di qualità – ottobre 2019

Dire il trauma: la poesia di Andrea Castrovinci e di Fabio Michieli a confronto

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Andrea Accardi nel parlare della poesia di Castrovinci, e del suo modo di affrontare, rielaborare il sentimento dell’assenza, fa alcune considerazioni anche su #Dire

Poetarum Silva

Dire il trauma: la poesia di Andrea Castrovinci e di Fabio Michieli a confronto

Nella poesia di Andrea Castrovinci Zenna (qui proposta attraverso una lunga selezione, che partendo dall’opera edita Il nome di mia madre, Ensemble 2018, si allarga a includere testi inediti, alcuni pensati come ampliamento del libro precedente, il cui prosieguo ideale è già stato pubblicato su Poetarum un anno fa) si ha come l’impressione di un fuori tempo, di un essere al di qua e oltre il contemporaneo, l’attuale. Il lessico, la sintassi, la metrica, i continui rimandi più o meno espliciti a una tradizione per lo più primonovecentesca dovrebbero conferire al tutto un aspetto di manierismo attardato, e invece non è questo il caso. Si sente piuttosto la necessità (e dunque la dolorosa naturalezza) di una scrittura nata come risarcimento, elaborazione del lutto, riparazione di un trauma che rischia di paralizzare la parola. Accade così…

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#OttobrePoetico2019

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La poesia possiede una quota di silenzio; permette a chi la legge e a chi la ascolta di sovrapporre la propria esistenza a quella del poeta, che altro non è se non una sorta di messaggero, angelo, testimone.
L’attesa che questo miracolo si compia è già poesia. Ecco perché quest’anno il tema scelto per la nuova edizione della rassegna Ottobre Poetico è l’attesa. Il poeta attende il verso, attende la parola, attende che si compia il pensiero, che si fermi sulla carta il tentativo ci carpire il moto della creazione (chiamiamola pure ispirazione). Scrive al riguardo Cristiano Poletti: «il poeta attende ogni volta l’invito della poesia per ricominciare a scrivere. Sapendo bene che la poesia è, sempre, un cominciamento» (da Libellula gentile, p. 13). La parola è attesa, del resto. In principio… ci è stato detto. E questo principio, che è più filosofico che religioso, è l’attesa che si compia la parola che per l’uomo è il livello più alto della propria espressione. E la parola è da sempre poesia, da che la poesia è, insieme alla musica, la prima espressione artistica (Orfeo) che comprende il mondo e l’oltremondo dell’individuo.

In tre appuntamenti cercheremo di comprendere la parola dell’attesa nei versi di poeti universalmente riconosciuti e riconoscibili. Ci aiuteranno in questo percorso stimolante Giovanni Miranda, Cristiano Poletti e Giovanna Frene:

sabato 12 ottobre
Giovanni Miranda, Eugenio Montale: l’attesa e il sogno

sabato 19 ottobre
Cristiano Poletti, “Qui ho lo sguardo che ama qualunque viso”. Attesa, poesia: tre proiezioni

giovedì 31 ottobre
Giovanna Frene, “I’m coming home”: l’attesa nelle parole di Emily Dickinson

 

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Giovanni Miranda è insegnante di Lettere presso l’Istituto “Algarotti” di Venezia, città dove è nato. Vive a Mestre. Ha insegnato in precedenza presso il “Cornaro” di Jesolo. Prima di approdare all’insegnamento nella scuola statale ha fatto una lunga gavetta: in scuole private in Italia e, per un breve periodo, anche all’estero. Attualmente collabora con il master che si tiene presso l’Istituto di Studi della Marina Militare, all’Arsenale di Venezia, occupandosi di “tecniche di scrittura efficace”. Sul piano degli studi, si è laureato presso l’Università “Ca’ Foscari” Venezia, presso il Dipartimento di Italianistica. Si è occupato a lungo della scena letteraria maturata intorno alla rivista “La Voce”, in cui la tensione alla sperimentazione linguistica si univa a una più ampia tensione morale, negli anni difficili per l’Italia tra il primo conflitto mondiale e l’avvento del fascismo. In questo ambito si colloca anche lo scrittore su cui ha svolto la tesi di laurea, Camillo Sbarbaro (poeta ligure, nato nel 1888), riferimento fondamentale per il giovane Montale. Negli ultimi anni, si è occupato di Primo Levi.

 

Cristiano Poletti (1976) è autore di alcune raccolte di poesie, tra le quali Porta a ognuno (L’arcolaio, 2012), e del sag­gio Trovandomi in inviti superflui, in L’attesa e l’ignoto. L’opera multi­forme di Dino Buzzati, a cura di Mauro Germani (L’arcolaio, 2012). Dal 2007 al 2017 ha diretto il festival Trevigliopoesia. Dal 2013 è redattore del lit-blog «Poetarum Silva». Ha contribuito alla realizzazione del film documentario Libellula gentile (Fabio Pusterla, il lavoro del poeta), di Francesco Ferri. Per la collana Le Ali di Marcos y Marcos, diretta da Fabio Pusterla, nel settembre di quest’anno (2019) è stato pubblicato il libro di poesia Temporali. Mentre per Carteggi Letterari Le Edizioni nel corso del mese di marzo 2019 è uscita la raccolta di prose critiche dei poeti.

 

Giovanna Frene, poeta e studiosa, è nata ad Asolo (TV) il 16 dicembre 1968; vive a Crespano del Grappa (TV).
Ha pubblicato: Immagine di voce, Facchin 1999; Spostamento. Poemetto per la memoria, Lietocolle 2000 (Premio Montano, 2002); Datità, postfazione di A. Zanzotto, Manni 2001; Stato apparente, Lietocolle 2004; Sara Laughs, D’If 2007 (Premio Mazzacurati-Russo 2006); Il noto, il nuovo, con traduzione inglese, Transeuropa 2011; Tecnica di sopravvivenza per l’Occidente che affonda, Arcipelago itaca editore 2015. Del 2019 è la ripubblicazione di Datità per i tipi di Arcipelago itaca. Ha curato il prosimetron Orfeo è morto. Lettere intorno un’amica uguale (Lietocolle 2002), di Federica Marte.
Ha pubblicato poesie in riviste italiane e straniere, come “Paragone”, “Il Verri”, “Anterem”, “Poesia”, “Gradiva”, “Atelier”, “Italian Poetry Review” (New York, 2010), “Aufgabe” (New York, 2009); e più volte nei blog di “Nuovi Argomenti”, “Nazione Indiana”, “Atelier”, “Poesia 2.0” e nel blog di poesia della Rai.
È inclusa in varie antologie poetiche, tra cui: Nuovi Poeti italiani 6, a cura di G. Rosadini, Einaudi 2012; Poeti degli Anni Zero, a cura di V. Ostuni, Ponte Sisto 2011; New Italian Writing, a cura di J. Calahan e R. Palumbo Mosca, “Chicago Review”, 56:1, Spring 2011; Parola Plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli, Sossella Editore 2005. È tradotta in antologie di poesia italiana statunitensi, argentine, inglesi e spagnole.
Come studiosa e critica, ha pubblicato saggi e recensioni in volumi e riviste. Attualmente svolge un Dottorato in Storia della Lingua a Losanna, con il prof. Lorenzo Tomasin, occupandosi della lingua poetica di Metastasio.

 

 

“Temporali” di Cristiano Poletti (Marcos y Marcos, 2019)

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#CristianoPoletti #Temporali

Poetarum Silva

Sette anni separano Porta a ognuno (L’arcolaio 2012) da questo nuovo capitolo della poesia di Cristiano Poletti: Temporali (Marcos y Marcos 2019; collana “Le Ali” diretta da Fabio Pusterla). E in questi anni la poesia è stata centellinata, quasi custodita e protetta; rare e contate apparizioni di qualche componimento ci sono state, vero, e ci raccontavano di una fase meditata, silenziosa della poesia di Poletti. Ci raccontavano, quelle poesie, di un uomo condotto dalle vicissitudini a un completo ripensamento di sé come individuo e come poeta. I viaggi verso i luoghi del pensiero ci avevano avvisati che gli orizzonti si erano spostati, che il silenzio si era in realtà trasformato in tempeste di domande. E la poesia, questa poesia, ne è la risposta possibile.
Queste poesie sono il rombo che squassa l’animo e ne testimonia ogni tormento, l’agitazione dell’essere che agita pure le parole fino a ricomporle in versi e…

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Fabio Michieli, Svelami ora il mistero

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#Dire

Poesia Ultracontemporanea

svelami ora il mistero
di questi suoni, di queste parole
– «je dirai quelque jour vos naissances latentes…» –
l’incanto di una musica
che mai fu mia se non in neri abbagli
(eppure vorrei che il sole sciogliesse
in un sorriso un risveglio già tardo)
nella luce
tra le mani
un volto che il fragile addio spegne

(Da Dire, L’Arcolaio Editore 2019)

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Su “Dire” di Fabio Michieli (di Emiliano Ventura)

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#Dire #EmilianoVentura

Poetarum Silva

DIRE di Fabio Michieli (ed. 2019)

di
Emiliano Ventura

Anche l’essere lettore è soggetto al karma, il mio è in uno stato di grazia, evidentemente, visto il cospicuo numero di bei libri in cui continuo a imbattermi. Una spiegazione più prosaica sarebbe ricondurre il fatto a una acquisita e raffinata capacità di selezione, ma sarebbe pur sempre una spiegazione prosaica. Così come per la scrittura, anche per la lettura è giusto parlare di uno stato di grazia, questa è infatti un’attività tutt’altro che passiva, contrariamente a quanto si crede. Dopo un’ottima lettura il pensiero tende all’astrazione e all’argomentazione, si schiarisce alquanto l’ombra dell’idea (direbbe Bruno); e la conseguente azione è diretta, pulita, raramente imprecisa. Come se lo stile poetico ‘provocasse’ un’azione dalla precisione chirurgica, da ricondurre lo stilo che incide la parola.
Questo accade dopo la lettura di Dire, la raccolta poetica di Fabio Michieli che L’arcolaio riedita in…

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GIUSEPPE MARTELLA RECENSISCE “DIRE” DI FABIO MICHIELI

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lacostruzionedelverso

Giuseppe Martella su “Dire” di Fabio Michieli, L’arcolaio, 2019

Articolo apparso sul blog Carteggi letterari

 

Dire, di Fabio Michieli, puntava, già dalla prima edizione del 2008, sull’ambivalenza di significato della prima persona “dico” che, in latino, appartiene sia al verbo “dīcĕre”, dire, della terza coniugazione che al verbo “dicāre”, dedicare, della prima, per mettere in luce la complementarità, costitutiva del linguaggio (e della poesia in particolare) fra il dire e il fare. Cioè il valore performativo della parola che, appena pronunciata, già comporta la dedica ed esige la dedizione. Di che tipo e da parte di chi, sarà poi da decidere caso per caso. Questa ambiguità essenziale viene subito evidenziata dal Dicatum iniziale che non è un semplice esergo ma una dedica vera e propria alla seconda persona del dialogo in versi che l’io poetico si appresta ad avviare: “volevo un libro chiaro per noi due:/…

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ALESSANDRO CANZIAN RECENSISCE L’ULTIMO LIBRO DI FABIO MICHIELI, #DIRE, EDIZIONE 2019

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DireFabio Michieli

Recensione di Alessandro Canzian apparsa sul blog Laboratoripoesia.it

Esce, in versione riveduta e accresciuta, Dire di Fabio Michieli. La prima edizione è del 2008, la seconda del 2019. Undici anni di distanza per un libro complesso, vissuto, sofferto. Ed è lo stesso Michieli a spiegarcene i motivi in una nota a fine libro:

Qualcosa era rimasto sospeso; qualcosa era rimasto nella carta, e la carta tardava a ritornare bianca. Riprendere in mano Dire e le carte espunte, con le poesie espunte, però, non bastava. Non bastava sistemare certi versi zoppi, stanchi. Quel discorso, quel dialogo – questo discorso, questo dialogo – erano continuati negli anni: attraverso la lettura di altra poesia, attraverso la scrittura di nuove poesie; attraverso le persone perdute, attraverso le persone incontrate. Solo che i miei tempi non conoscono la parola urgenza; i miei tempi si dilatano; chiedono tempo per comprendere, per elaborare…

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